Decennale

Il nostro decennale: 8 Maggio 1995 – 8 Maggio 2005

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Lo scorso 8 maggio, presso la Basilica dei Santi Cosma e Damiano in Roma, si è celebrato il decimo anniversario di nascita della fraternità diaconale “Maria Immacolata”.

                 Come già scritto in precedenza su queste pagine, la fraternità è formata da diaconi permanenti della diocesi di Roma e dalle loro mogli. In questi dieci anni, la fraternità è cresciuta di numero e, soprattutto spiritualmente, approfondendo sempre più la propria vocazione al servizio alla Diocesi e all’ordine nello spirito di San Francesco. Prendendo coscienza della chiamata ad essere servi nella Chiesa, la fraternità si è messa a disposizione, in tutte le sue risorse, per un concreto servizio di annuncio del Vangelo nello spirito francescano alle parrocchie e alle fraternità O.F.S. di Roma.

                 Grazie all’iniziale sostegno ed incoraggiamento dell’allora padre generale T.O.R. José Angulo Quilis e della Ministro Generale O.F.S. Emanuela De Nunzio, la fraternità è stata eretta canonicamente ed ha iniziato il suo cammino nell’O.F.S. . In questi dieci anni ci sono stati di grande aiuto i nostri padri assistenti.

Padre Zvonimir Brusac prima che, con tanta devozione nei nostri confronti e con tanta discrezione verso gli organismi O.F.S. nazionali ed internazionali, ci ha fatto crescere internamente (fondamentale la sua opera nella stesura del nostro statuto) ed ha fatto prendere coscienza ai vertici dell’ordine francescano dell’importanza della presenza della fraternità personale dei diaconi e delle loro mogli all’interno della famiglia francescana.

In seguito, padre Waldèmar Barszcz , ha saputo formarci ad uno spirito di servizio aperto ad ogni richiesta dell’O.F.S. e della Diocesi di Roma.

Tale servizio si è concretizzato in cicli annui di catechesi per la preparazione alla Cresima degli adulti ed al Matrimonio aperti a tutte le parrocchie di Roma che necessitano di tale servizio. Sono stati anche formati alcuni adulti all’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima e Comunione).

Altro servizio alla Basilica dei Santi Cosma e Damiano, è la presenza dei diaconi in Basilica per particolari solennità della Basilica stessa (SS. Cosma e Damiano, Madonna della salute, Beato Raimondo Lullo), francescane (Transito e festa di San Francesco, Santa Elisabetta, San Ludovico) del calendario liturgico (Stazione Quaresimale, Domenica delle Palme).

Alcuni membri della fraternità inoltre si dedicano ai bisogni e alle necessità di altre fraternità che ricorrono al loro servizio, sia per la  formazione che per il servizio liturgico.

                 Quando è nata dieci anni fa, la fraternità era formata da cinque diaconi (di cui uno celibe) con le mogli. Ora i membri della fraternità sono: tredici professi, sei novizi e quattro probandi.

                 Il giorno del decennale, è stato celebrato con la recita delle Lodi, del Rosario e l’affidamento all’Immacolata di San Massimiliano Maria Kolbe presso la Basilica dei Santi dodici apostoli.

Poi ci si è recati alla Basilica dei Santi Cosma e Damiano per il pranzo con la fraternità T.O.R. della curia generale. Nel pomeriggio, si è tenuta una conferenza incontro alla quale hanno partecipato varie fraternità locali di Roma nella quale il ministro Francesco Mattiocco ha fatto una lettura storica e spirituale della fraternità.

A seguire hanno dato la loro testimonianza p. Zvonimir, Emanuela De Nunzio e il Ministro regionale del Lazio Remo Di Pinto.

Dopo la celebrazione Eucaristica, presieduta da P. Michael J. Higgins, vicario generale del TOR e concelebrata da Mons. Franco Peracchi, delegato episcopale per il Diaconato permanente della diocesi di Roma e da P. Waldemar Barszcz T.O.R., attuale assistente spirituale della nostra Fraternità, si è tenuta un’agape fraterna alla quale ha partecipato l’attuale Ministro Generale O.F.S. Encarnacion Del Pozo, che ci ha salutato e incoraggiato nel nostro servizio, con parole di sincera comunione fraterna.

                 Con l’aiuto del Signore e per l’intercessione di San Francesco, Santa Elisabetta e San Ludovico, speriamo di continuare il nostro servizio alla Diocesi e all’Ordine Francescano “a laude di Cristo”.

 (diac. Visalli Mario O.F.S.)

Seguono le due relazioni:

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1. Servire la Chiesa nello spirito di San Francesco e Maria (P. Zvonimir Brusac)

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2. Decennale della Fraternità “Maria Immacolata “(Emanuela De Nunzo)

SERVIRE LA CHIESA NELLO SPIRITO DI SAN FRANCESCO E MARIA

II mondo, la mentalità, la cultura in cui viviamo ormai da più di venti anni è contrassegnato dal primato del fare sul contemplare, dal primato della tecnica sull’etica, dal primato dell’avere sull’essere. È questo il quadro in cui vorrei rispondere alla domanda, alla richiesta di dire qualche cosa sul tema “servire la Chiesa nello spirito di San Francesco e Maria”.

I. Legati più strettamente alla Chiesa

Mi ha colpito quando leggevo nella Regola dell’OFS che la Fraternità viene vista come “segno della Chiesa, comunità di amore”, vuol dire: chi vede la fraternità dell’OFS, locale, personale o regionale, vede il segno che lo guida verso la Chiesa; chi vede la Fraternità dell’OFS. coglie la caratteristica più importante della Chiesa, che è l’amore fraterno. Le fraternità regionali sono forse il segno della Chiesa ancora più chiaro e visibile.

Mi ha colpito ancora più fortemente quando per la prima volta leggevo il rito della professione della vita evangelica nell’OFS e quando ho visto che, prima della professione. ai candidati viene richiesto: “Volete legarvi più strettamente alla>Chiesa a collaborare al suo perenne rinnovamento e alla sua missione tra gli uomini?” La risposta è: “Voglio”. E, infatti, il francescano secolare si unisce con la professione alla vita e alla missione della Chiesa con un nuovo vincolo.

Possiamo dire che la sensibilità per la Chiesa, per la sua vita e, in particolare, per le sue debolezze, si trova negli inizi stessi della vocazione di Francesco. Nella chiesetta di S. Damiano Francesco udì le chiare parole del Crocifisso: “Francesco, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina!” L’invito a notare gli aspetti deboli della Chiesa e a sanarli con la propria vita ed il proprio esempio, è il carisma delle comunità francescani, il dono di Dio ai francescani per il bene e l’edificazione della Chiesa.

È l’invito ai francescani secolari ad interessarsi per la vita, le attività e i problemi della Chiesa d’oggi, della propria Chiesa particolare, della comunità parrocchiale in cui si vive.

Sono, in questo senso, ancora oggi commoventi le parole di Paolo VI al Consiglio internazionale dell’OFS nel 1971: “La spalla forte e paziente di S. Francesco … sosterrà la Chiesa visibile e umana soggetta alle crisi di questo mondo”. Parlando ancora più>direttamente all’OFS  il Papa ha detto: Speriamo “che nel vostro silenzioso e generoso servizio sarete a noi vicini…”. Il Papa desiderava che i francescani secolari conoscessero la vita e la situazione della Chiesa e si inserissero con le proprie forze e senza calcoli negli ambiti che hanno bisogno di aiuto qui e adesso. È proprio questa la caratteristica della spiritualità francescana: avere la sensibilità per captare dove c’è’ bisogno dell’aiuto, dove c’è’ bisogno di sostenere la vita della Chiesa per mantenere viva la sua capacità>di testimoniare.

II. Testimoni autentici della vita evangelica

L’ esperienza dei fedeli laici sul modo di vivere il vangelo nelle condizioni del mondo e cultura odierni è insostituibile. Mi ricordo come Emanuela De Nunzio ha detto una volta che l’OFS è ancora agli inizi di un progetto e cioè che i francescani stessi scrivano i commentali della propria Regola, basati sulla loro esperienza della vita francescana in mezzo del mondo odierno.

A. Fraternità francescana secolare – laboratorio della vita evangelica

1. Preghiera – anima dell’essere e dell’operare

Nel nostro tempo contrassegnato dalla secolarizzazione, nel tempo in cui si può notare una eclissi del divino, in una diffusione planetaria della cultura tecnica e scientifica, diventa sempre più importante trovare i momenti per la preghiera, vista in modo particolare come luogo dell’ incontro con Dio e luogo in cui si sperimenta l’azione dello Spirito Santo.

In questo contesto sembra quasi profetica la nota nel vangelo di Luca riguardo a Maria: “Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore”. E, in modo simile, sembra pure profetico l’invito della Regola ai francescani secolari che “facciano della preghiera e della contemplazione l’anima del proprio essere ed operare”. Francesco ci ha lasciato le preghiere, frutto del suo crescente atteggiamento di preghiera sempre più umile e contemplativa. Maria è esempio mirabile di ascolto, accoglienza e meditazione della Parola di Dio e della docilità continua allo Spirito Santo. La preghiera autentica è oggi veramente un servizio alla Chiesa e al mondo perché è uno spazio in cui si coltiva il senso del divino in mezzo al mondo secolarizzato.

2. Vivere il vangelo in fraternità

Una delle conseguenze della nostra cultura tecnica, contrassegnata dai diversi mezzi di comunicazione, è l’individualismo. Oggi la capacita di iniziare e sviluppare e coltivare relazioni interpersonali durevoli, di vivere un vero spirito di comunione, che consiste anzitutto nel sostegno vicendevole, nei momenti e nelle situazioni della debolezza e della fragilità umana, è diminuita notevolmente.

In tale contesto sembra, pure, profetica la definizione della forma di vita dei francescani che troviamo nella Regola: la loro forma di vita è Vivere il vangelo in fraternità.

Mentre la Chiesa si ritiene “esperto per l’uomo”, mentre gli istituti religiosi sono ritenuti gli esperti della comunione, le comunità francescane e i francescani sono visti come “specialisti in fraternità”. Noi francescani, conoscendo bene le nostra realtà, sappiamo che questo è un ideale ancora molto alto e, a volta, abbastanza lontano dal vero. È però nello stesso tempo una missione tipicamente francescana. San Francesco sapeva che anche l’assenza dei vizi potrebbe essere una testimonianza. Per questo scriveva nella Regola non bollata riguardo ai fratelli che andranno tra i saraceni: “Che non facciano liti o dispute … e confessino di essere cristiani” (Rnb 43,6).

3. Esperti del dialogo

La spirito di povertà a volte può aprire le possibilità del dialogo. La povertà a volte consiste nella rinuncia all’imposizione incondizionata delle proprie ragioni e dei propri diritti, veri e presunti e nell’apertura alle ragioni dell’altro con generosa disponibilità alla concordia.

B. Fraternità francescana secolare inviata agli uomini del nostro tempo

1. Evangelizzare con la vita ed esempio

Evangelizzare appartiene all’identità dei francescani. L’evangelizzazione viene vista nelle comunità francescane anzitutto come la testimonianza con la vita, con l’esempio. E infatti evangelizzare oggi spesso significa semplicemente comunicare le proprie convinzioni cristiane nella propria famiglia, nell’educazione dei figli, nell’esercizio della professione e nell’ambiente della vita quotidiana, sociale e politica. Il teologo Hans Urs von Balthasar insegnava che nella Chiesa ci sono due principi: ‘principio petrino di apostolicità e ‘principio mariano’ di santità. In questo aspetto di santità si inserisce la testimonianza dei religiosi, delle religiose e delle famiglie spirituali e, quindi, anche della Famiglia francescana, l’OFS incluso. Nel nostro tempo viene di nuovo messa in risalto la centralità della sequela Christi; e la sequela del Cristo povero, umile e crocifisso è la caratteristica basilare della spiritualità francescana.

2. Testimoni della povertà evangelica

La testimonianza della vita povera e sobria dei francescani secolari è, secondo le>parole di Paolo VI ai Terziari (19 maggio 1971) “affermazione del primato dell’amore di Dio e del prossimo” ed “espressione di libertà e umiltà”. Anche queste parole suonano oggi parole profetiche, parole controcorrenti.

3. Vicini agli emarginati

Sappiamo bene che le Lodi all’Altissimo sono il frutto maturo dell’esperienza>spirituale cristiana di Francesco. In esse lui si rivolge al’Padre, al Figlio e allo Spirito. Le seguenti parole delle Lodi riguardano il Figlio di Dio, Gesù: “Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza… ”

Francesco vuole essere per gli altri quello che Gesù è stato per lui. Vuole essere umile, paziente, mite, strumento di amore, di pace di gioia. Così è diventato vicino agli emarginati del suo tempo.

Tale atteggiamento è diventato l’eredità delle comunità francescane. In tal modo solamente i francescani secolari possono costruire un mondo più giusto e più fraterno (cf. Regola OFS 13 e 18). Mi domando spesso cosa in realtà significa essere fratello, cosa significa vivere in fraternità, vivere in comunione? Essere fratello significa avere sensibilità per gli stati d’animo dei nostri vicini; sperimentare comunione, vuol dire incontrarsi vicendevolmente ed essere vicino in modo particolare nelle situazioni di fragilità, debolezza e limitatezza umana.

4. Coltivare la fede e la speranza

In una visione dell’esistenza praticamente nichilista in cui è illusoria ogni grande finalità, capace di motivare in senso forte la libertà dell’uomo, diventa molto attuale e fecondo l’atteggiamento di fede caratteristico di Maria e similmente la disponibilità di San Francesco per il nuovo e l’inedito in cui si vuole partecipare personalmente,>affidandosi nell’aiuto di Dio, credendo con San Paolo che “quando sono debole, sono forte”.

DECENNALE DELLA FRATERNITÀ “MARIA IMMACOLATA”

Oggi vorrei fare con voi una “rilettura” dell’atto di erezione e dello Statuto della vostra Fraternità, alla luce dell’esperienza acquisita in questi dieci anni.

Partiamo dalla qualificazione della Fraternità come “Fraternità personale”: una novità che, nella legislazione dell’OFS, compare con l’art. 28.3 delle Costituzioni Generali del 1990. In precedenza esistevano, da un lato, la Fraternità (locale) e, dall’altro, il “Terziario non congregato o isolato”, cioè chi “per giuste e ragionevoli cause, non può ascriversi ad alcuna Fraternità” ( CC. GG. 1957, art. 30). Anche gli ecclesiastici terziari francescani si inquadravano in una di queste situazioni e probabilmente erano, in maggioranza. “terziari isolati”, salvo il caso di quelli che esercitavano la funzione di assistente spirituale (Direttore) di una Fraternità extraconventuale.

A partire da Leone XIII il numero dei sacerdoti terziari cresce enormemente, proprio per l’insistente incoraggiamento di questo grande Pontefice alla diffusione del TOF fra il clero, a partire dai Seminari, “allo scopo di acquistare ognor meglio le ecclesiastiche virtù e crescere di zelo nell’esercizio del sacerdotale ministero”. Qui a Roma divenne famosa la “Pia Fratellanza dei Sacerdoti Terziari”, di cui era fondatore e Ministro il Cardinale spagnolo Vives y Tuto.

Ancora nel 1974, quando venne approvato lo Statuto dell’OFS italiano, l’art. 16 prevedeva che del Consiglio Nazionale facesse parte il “Delegato nazionale per i sacerdoti terziari”.

Con il Concilio Vaticano II riappare sulla scena ecclesiale il “diaconato permanente”, mentre l’OFS inizia il suo cammino di rinnovamento. Sul tema che ora ci interessa, la Regola Paolina (art. 2) si limita a riaffermare che l’OFS è “aperto ad ogni ceto di fedeli”, ma le CC. GG. (art. 2.2) lo esplicitano così: “ad esso possono appartenere

i laici (uomini e donne),

i chierici secolari (diaconi, preti,vescovi)”.

I diaconi entrano così nella legislazione dell’OFS, ma vi entrano quasi incidentalmente perché poi, nelle disposizioni relative all’organizzazione della Fraternità, non se ne parla più e si tratta solamente dei sacerdoti secolari, con la previsione di costituire per loro delle “Fraternità personali” (art. 35).

Perché non fare altrettanto per i diaconi permanenti e le loro spose? Questa è l’idea che incominciammo a sviluppare con Francesco Mattiocco, quando venne a parlarmi del seme francescano che stava nascendo fra i suoi compagni di strada nel diaconato. Ci fu anche un tentativo di ampliare la portata dell’art. 35, ma la strada si presentava malagevole e di quell’articolo si colse solo lo spunto delle Fraternità personali. Cosa distingue le Fraternità locali da quelle personali? Le prime, le più comuni, sono comunità di tipo “territoriale”, le seconde sono comunità di tipo “settoriale” e, per essere costituite, richiedono “motivazioni precise, valide e riconosciute nel decreto di erezione” (CC. GG. art. 28.3).

Finora nell’OFS le Fraternità personali non hanno avuto molta fortuna (anche se personalmente sono convinta che potrebbero avere un ruolo positivo per il ringiovanimento e la valorizzazione dell’OFS), ma per voi hanno rappresentato una formula risolutiva, in quanto ha permesso di istituire, senza forzature, una Fraternità rispondente alle peculiari esigenze della vostra speciale collocazione nella Chiesa e nel mondo.

Un altro aspetto organizzativo, che differenzia questa Fraternità dalla generalità delle Fraternità italiane, è stata la sua temporanea dipendenza diretta dalla Presidenza del CIOFS e dal suo Ministro Generale. Ho voluto sottolineare il carattere di transitorietà di tale situazione, perché già nello Statuto (art. 2) si precisa che essa cesserà con la “costituzione della Fraternità nazionale e regionale unitarie”.

Voi sapete bene quali vicissitudini abbia avuto – e in parte abbia ancora – l’unificazione delle Fraternità di “obbedienza” in Italia. Proprio per questo nel 1995, d’intesa con P. Angulo, ritenemmo preferibile che una realtà “sperimentale”, come quella che andavamo ad istituire, dovesse essere affidata alla cura diretta della Presidenza del CIOFS, con Assistenti spirituali nominati dal Ministro Generale del TOR, allo scopo di evitare che una pianticella piccolissima e fragile fosse esposta alle “burrasche”del processo di unificazione, che già si presentava lungo e contrastato.

Ora, grazie a Dio, l’unica Fraternità nazionale d’Italia esiste, la Fraternità regionale del Lazio esiste. Perciò l’ultimo atto formale di dipendenza dal Ministro generale OFS è stato il recente Capitolo elettivo della Fraternità Maria Immacolata, che ormai “appartiene alla Fraternità regionale del Lazio e partecipa alla vita dell’OFS a livello e regionale e nazionale”.

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A questo punto occorre uno sforzo comune perché l’inserimento non sia soltanto giuridico e formale, ma anche funzionale e fraterno. Occorre che la Fraternità personale esca dall’isolamento e la Fraternità regionale eviti ogni tentazione di tenerla ai margini. Occorre conoscersi reciprocamente e cogliere le ricchezze che ciascuna di queste realtà può dare e può ricevere. Perciò sono stata molto felice della partecipazione alla celebrazione odierna da parte del Ministro regionale del Lazio e……..

Il primo passo è proprio quello di conoscersi: non si può amare quello che non so conosce; non si può collaborare se non si comprende quali possano essere gli ambiti della collaborazione.

Ho detto prima che la Fraternità Maria Immacolata è una Fraternità sui generis, ma solo per la “peculiarità della condizione dei suoi membri”: per tutto il resto è una Fraternità secolare francescana come tutte le altre, che segue il cammino di tutte le altre.

Cosa intendiamo dire con la “peculiarità della condizione”? Torniamo per un momento alle CC. GG. (art. 3) e a quello che vi si legge a proposito della “secolarità” caratteristica degli appartenenti all’OFS: “La loro secolarità, nella vocazione e nella vita apostolica, si esplica secondo la rispettiva condizione, e cioé:

per i laici, contribuendo alla edificazione del Regno di Dio, con la presenza nella realtà e nelle attività temporali;

per i chierici secolari, rendendo al Popolo di Dio il servizio che è loro proprio, in comunione con il Vescovo e il Presbiterio.”

Nel caso dei diaconi permanenti questa distinzione vale fino ad un certo punto, perché non si può certo dire che essi non abbiano una piena presenza nella realtà e nelle attività temporali! Più pertinente è forse la diversificazione ricavabile dal documento CEI su “La restaurazione del diaconato permanente”:

l’apostolato di laici nasce dai carismi liberamente dati dallo Spirito, frutto del Battesimo e della Cresima; il servizio diaconale nasce dal carisma gerarchico, frutto dell’Ordine sacro;

l’apostolato dei laici sta in un rapporto generale di comunione con la Chiesa; il servizio diaconale sta in un rapporto specificamente organico.

Agli uni e agli altri la spiritualità francescana offre una speciale “colorazione” del rispettivo servizio e legame con la Chiesa: “Gli uni e gli altri si ispirano alle opzioni evangeliche di S. Francesco d’Assisi, impegnandosi a continuare la sua missione con le altre componenti della Famiglia Francescana” (CC.GG. art. 3.2).Unica è, infatti, la Professione che ci impegna, tutti allo stesso modo, a tendere alla “perfezione della carità nel proprio stato secolare”, impegnati a “vivere il Vangelo alla maniera di S. Francesco e osservano la Regola autenticata dalla Chiesa” (Reg. 2).

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La Fraternità Maria Immacolata deve essere cara a tutto l’OFS italiano che, per suo tramite e per la testimonianza data dai suoi membri, può farsi conoscere all’interno dell’ordinamento gerarchico della Chiesa e farsi apprezzare per i valori di minorità, fraternità, sobrietà e spirito di servizio che ispirano i francescani secolari. Ha destato interesse anche negli altri paesi, dove sono numerosi i francescani secolari diaconi, che cercano un modo di collegarsi fra loro per incoraggiarsi e sostenersi e così offrire un più efficace servizio.

A sua volta la Fraternità, nei limiti del possibile, deve rendersi disponibile ad offrire, in ambito  regionale e cittadino, i servizi che le sono propri. Si parla di tre “diaconie” del ministero:

la diaconia della carità,

la diaconia dell’evangelizzazione,

la diaconia della liturgia.

Penso a sinergie nelle iniziative apostoliche tra Fraternità limitrofe (Roma centro, dove sono raggruppate antiche Fraternità dalle nobili tradizioni caritative). Penso ad interventi in materia di formazione, specie per la preparazione dei formatori. Penso ad interventi nella liturgia delle più significative celebrazioni della Fraternità regionale……

Ho parlato soprattutto dei diaconi, ma non dimentico le carissime sorelle che stanno al loro fianco. Anch’esse, pur tanto impegnate nelle loro famiglie, spesso numerose, e talvolta anche in attività extra domestiche, hanno preziosi tesori da condividere, specie per quanto riguarda la pastorale familiare, che bisognerebbe incrementare nelle nostre Fraternità. Si tratta solo di piccoli spunti che la creatività e l’esperienza di un lavoro in comune potranno ampliare ed arricchire.